Cos’è il biodiritto

È chiamato “biodiritto” quel ramo del diritto che si occupa della vita nel suo senso più alto e della tutela della dignità della persona umana in tutte quelle situazioni in cui, sia l’una che l’altra, potrebbero essere messe a repentaglio.

Ciò può accadere, ad esempio, ogniqualvolta ci si trovi ad affrontare problemi di salute, di disabilità, di fragilità in genere.

Stiamo dunque parlando della tutela di quei diritti delle persone che attengono agli aspetti della loro vita più importanti, intimi e personali, come la nascita, la procreazione, la cura delle malattie, l’invecchiamento e la morte.

A chi può essere utile

Il biodiritto si occupa della tutela dei diritti della persona, ma anche degli animali. All’interno del primo ambito, ad esso si rivolgono tutti coloro che desiderino assistenza nella tutela di diritti personalissimi quali quelli alla salute, alla libera scelta delle cure, alla propria integrità psicofisica, ad una esistenza e ad una morte dignitose, anche nella parte finale della vita.

Più in particolare, anche le persone con fragilità (minori, disabili, anziani, portatori di handicap, persone affette da patologie croniche o degenerative, persone vittime di dipendenze anche tecnologiche, etc.), nonché i loro famigliari (c.d. “caregivers”), possono trovare adeguati strumenti giuridici e risposte mirate alle loro specifiche esigenze. Ovviamente, una maggiore certezza delle regole può giovare anche a tutti coloro che svolgono professioni sanitarie a cominciare dai medici, che spesse volte potrebbero, a torto o a ragione, avere la percezione di trovarsi sottoposti a responsabilità intollerabili e, quindi, sentirsi costretti a rifugiarsi nella c.d. “medicina difensiva”.

Campi di intervento

Solo per citare alcune tematiche ricomprese in questa materia, basti dire che il biodiritto copre un arco che va dalla procreazione medicalmente assistita sino al fine vita e al cosiddetto “testamento biologico” (ovvero l’alfa e l’omega di quell’ambito che riguarda il c.d. governo del corpo), passando attraverso i diritti in medicina (consenso informato, sperimentazioni, accesso alle cure palliative, sedazione profonda, accanimento terapeutico, danni da malpractice medica, obiezione di coscienza); nel biodiritto vengono affrontate poi le questioni inerenti la riduzione, per malattia anche degenerativa, traumi o dipendenze patologiche, delle facoltà intellettive e la conseguente limitazione della capacità di agire, giuridicamente intesa, che può poi trovare tutela in istituti di protezione civilistici come l’amministrazione di sostegno; si pensi, ancora, al supporto a quanti si occupino di assistere personalmente i propri cari malati, cosiddetti “care giver” o a quanti desiderino predisporre le provvidenze future per figli non autosufficienti (c.d. “dopo di noi”).

Perché è nato il biodiritto

A seguito della grande rivoluzione operata negli ultimi decenni dalle c.d. tecnoscienze, in particolare nei settori della medicina, della biologia, dell’ingegneria genetica, delle biotecnologie, delle nanotecnologie, della geoingegneria e del digitale, ad un certo punto è stata avvertita da più parti l’esigenza di porre delle regole, delle best practices, di realizzare il contemperamento di contrapposti interessi e di definire anche dei confini etici (anche se questo esula dal campo delle scienze giuridiche): questa è la vera ragione per la quale oggi il diritto è entrato a pieno titolo a far parte di ambiti dei quali, fino ad alcuni anni or sono, si era occupato molto più marginalmente.

Il giurista è stato chiamato ad entrare, in punta di piedi, con tutte le cautele del caso, in questo spazio, un luogo popolato di diritti fondamentali, cosiddetti personalissimi, costituzionalmente garantiti, irto di profondissime questioni bioetiche da affrontare con la dovuta serietà e coscienza.