Un’intervista radiofonica sui temi del Biodiritto, dell’intelligenza artificiale, della telemedicina e dei diritti costituzionalmente garantiti in tempo di emergenza sanitaria

Stefano Franchi durante l’intervista

Riporto di seguito il testo dell’intervista radiofonica che ho rilasciato il 22 gennaio 2021 nell’ambito del programma OnAir di RadioNews24.

Stefano, tu sei avvocato e ti occupi di un settore chiamato Biodiritto, che ha a che fare con la tutela dei diritti fondamentali delle persone alla salute e alla vita. Nel tuo lavoro quindi ti rapporti sia a persone non autosufficienti che ai familiari che li assistono, ma anche ai medici. Proprio per questi ultimi hai realizzato un corso FAD. In che cosa consiste?

Sì, è così, sono avvocato e da anni mi sono appassionato ad un settore del diritto, per la verità molto vasto, che con termine poco tecnico ma a mio avviso significativo è stato definito Biodiritto.

Il termine è significativo perché il Biodiritto si occupa della vita nella sua accezione più alta e della tutela della dignità della persona umana, attraverso la tutela dei suoi diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti e personalissimi che attengono agli aspetti della vita più importanti, intimi e personali quali la nascita, la procreazione, la cura delle malattie, l’invecchiamento, il fine vita, un terreno irto di questioni di natura bioetica.

Il Biodiritto copre dunque un arco che va dalla procreazione medicalmente assistita sino al fine vita, con il corollario del cosiddetto “testamento biologico” (ovvero l’alfa e l’omega di quell’ambito che riguarda il c.d. governo del corpo), passando attraverso i diritti in medicina (consenso informato, sperimentazioni, accesso alle cure palliative, sedazione profonda, “accanimento terapeutico”, danni da malpractice medica, obiezione di coscienza, emotrasfusioni, trapianti, ecc.).

Il Biodiritto può essere utile a tutte le persone, non solo a quelle con fragilità, e anche a chi “sta dall’altra parte del tavolo” nella relazione terapeutica, ovvero ai professionisti della sanità.

Regole incerte e confini labili non giovano a nessuno, né ai curanti, che potrebbero essere indotti a rifugiarsi nella medicina difensiva e/o paternalistica, né a noi che delle loro cure abbiamo bisogno.

A questo fine ho predisposto un corso FAD, cioè di formazione a distanza, per professionisti della sanità su consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (perifrasi con la quale si designa il c.d. “testamento biologico” o “biotestamento”), materie di cui mi sono occupato lungamente avendo in precedenza avuto occasione di collaborare alla stesura di un D.D.L..

Il corso, commissionato da MED3, un Consorzio di AUSL emiliano, è stato poi accreditato per tutte le AUSL d’Italia e conferisce 20 crediti ECM ai professionisti della sanità.

A quanto mi è dato di vedere nella mia pratica quotidiana come avvocato, c’è ancora molto bisogno di fare chiarezza su questi aspetti in ambito sanitario, specialmente in tempi come questi caratterizzati dall’emergenza sanitaria.

Anche lo sviluppo delle biotecnologie e dell’intelligenza artificiale può avere dei riflessi sulla vita umana e sulla sua qualità?

Certamente sì. L’intelligenza artificiale oggigiorno è già qualcosa di molto presente nella vita di tutti noi e lo sarà sempre di più negli anni a venire. E’ una vera e propria rivoluzione, la cui portata ancora non siamo in grado di apprezzare compiutamente.

Occorre fare una piccola premessa: i confini del Biodiritto si stanno allargando sempre più, man mano che progrediscono le c.d. tecnoscienze, che consentono di spostare sempre più in là il limite di ciò che in astratto è possibile fare, e che muta il sentire sociale circa certi temi (pensiamo ad esempio negli ultimi tempi al suicidio medicalmente assistito con il caso Cappato, ecc.).

Entro questi confini oggi dobbiamo annoverare anche l’intelligenza artificiale.

Questo perché uno degli ambiti di utilizzo dell’intelligenza artificiale è e sarà sempre più quello della medicina e della salute umana, grazie al continuo sviluppo delle biotecnologie, della bioingegneria, dell’ingegneria genetica e delle nano tecnologie, che permetteranno di fare cose impensabili fino a poco tempo fa.

Quando parliamo di essere umano, di salute e di tecnologia, occorre però sempre tenere presente anche l’altro lato della medaglia. Va detto, infatti, che questi processi non sempre hanno degli esiti neutrali sotto il profilo bioetico e giuridico, anzitutto perché non è necessariamente detto che tutto ciò che la tecnologia consente in astratto di realizzare persegua sempre in concreto il bene dell’essere umano. La storia ce lo insegna e ci sarebbero tanti esempi, basti pensare alla bomba atomica.

Inoltre perché lo sviluppo di questo settore comporta effetti suscettibili di incidere anche sui diritti fondamentali delle persone di cui abbiamo detto poc’anzi e non sempre dà risultati precisi, poiché possono risentire di errori nell’inserimento dei dati o nella loro elaborazione.

Perciò è molto importante che la ricerca venga accompagnata da un monitoraggio multidisciplinare, al fine di orientarla verso la tutela e la promozione dei diritti delle persone, avendo come obbiettivo un innalzamento dei livelli di benessere dell’intera umanità.

Ecco perché è molto importante che, accanto alle figure dell’ingegnere informatico o del microbiologo molecolare si pongano anche quella del bioeticista e del giurista, i quali dovranno avere sempre come faro ispiratore i principî fondamentali fatti propri dalle Costituzioni dei moderni stati democratici sociali, a cominciare dalla nostra.

In un momento particolare come quello che stiamo vivendo, con una pandemia in corso e l’impossibilità talvolta di recarsi dal proprio medico, tu ti stai interessando di telemedicina. Ce ne vuoi parlare?

L’emergenza sanitaria che stiamo attraversando ha ormai reso ancor più evidente, qualora ce ne fosse stato bisogno, che ci troviamo di fronte alla necessità di ristrutturare e riorganizzare i servizi di assistenza sanitaria, già messi in crisi vuoi dalle dinamiche demografiche, vuoi dall’aumento delle patologie cronico degenerative tipiche di questa nostra epoca, vuoi dai continui tagli alle risorse che, specialmente negli ultimi 10 anni, si sono abbattuti sulla sanità nel nostro paese.

Questa emergenza ha anche reso evidenti le carenze e le difficoltà di garantire a tutti i consociati un accesso tempestivo e adeguato ai servizi sanitari.

Ecco allora che la tecnologia può venire in soccorso. Certo non è la panacea, ma la ricerca tecnologica e biomedica può contribuire a una riorganizzazione della assistenza sanitaria, agevolando la nascita e lo sviluppo di modelli sanitari decentrati, che portino la cura sul territorio direttamente al cittadino, spostandola dalle grandi strutture (ospedali).

L’erogazione di molte prestazioni sanitarie e socio-sanitarie può in effetti avvenire anche a distanza, “da remoto”, come suol dirsi, e questo è ciò che viene definito come Telemedicina.

Ovviamente la visita in presenza è sempre auspicabile, ma molte attività di supporto, di diagnosi, di gestione delle cronicità, nonché l’accesso alla cura in tempi rapidi e in territori remoti possono essere facilitate dalla telemedicina.

Il sistema e l’organizzazione che dovrebbero condurre alla c.d. telesalute sono ancora in buona parte da costruire, sia nel comparto pubblico che privato e, prima ancora, devono essere regolamentati in maniera uniforme a livello statale e sovranazionale. Da qui il fiorire di progetti di telemedicina e la presenza necessaria di giuristi.

Inoltre, l’utilizzo dei c.d. big data per l’implementazione di sistemi diagnostici, predittivi e di prevenzione ad personam, cioè calati sulle esigenze della persona, implica necessariamente un confronto sui temi della riservatezza e dell’utilizzo dei tali dati, che sono tutti dati c.d. “sensibili” a tutela rafforzata, perché riguardano la sfera più intima della persona (ad es. dati biometrici o relativi alle condizioni di salute).

Ecco, dunque, perché è importante la presenza del giurista.

Stefano tu porti avanti anche un progetto di Arterapia & Legalità rivolto a studenti delle scuole superiori per sensibilizzarli sul tema dei diritti costituzionalmente garantiti, attualmente oggetto di grandi limitazioni a causa dei provvedimenti assunti dal Governo in seguito all’emergenza sanitaria. Come si sviluppa il percorso di questi laboratori?

Da alcuni anni collaboro con la Dott.ssa Anna Maria Taroni, arteterapeuta faentina, in progetti di Arteterapia & Legalità rivolti a bambini e ragazzi in età scolare nonché ad insegnanti, genitori ed educatori, approfondendo, in particolare, le tematiche del rapporto fra i giovani e le NMT (Network & Mobile Tecnologies), analizzandone i profili giuridico-educativi, le potenzialità ed i rischi connessi ad esse e all’uso e all’abuso dei social network, con tutti i corollari che vanno dal c.d. “cyberbullismo” fino alle dipendenze tecnologiche.

Nel 2020 abbiamo proposto un progetto per le scuole superiori, intitolato “Le libertà e i diritti costituzionalmente garantiti in tempo di emergenza sanitaria”. Il corso-laboratorio è teso ad accrescere nei ragazzi la consapevolezza dei diritti civili sospesi o limitati dai provvedimenti assunti per fronteggiare l’emergenza sanitaria, invitandoli a riflettere e ad esprimere la loro opinione su come loro stessi hanno vissuto tali restrizioni e sul rispetto dei principî di ragionevolezza e proporzionalità, che dovrebbe sempre connotare il bilanciamento di diritti di rango costituzionale in conflitto fra loro: da una parte il diritto alla salute, dall’altra la libertà personale, di circolazione, di riunione, il diritto all’istruzione, al lavoro, all’iniziativa economica, di culto, e via dicendo, nonché lo stesso diritto alla salute, visto questa volta non come tutela della salute pubblica ma come libertà del singolo di autodeterminazione alla cura.

Nello specifico, ad una prima fase più teorica, durante la quale ripercorriamo insieme la sostanza dei principali diritti costituzionalmente tutelati e le garanzie che li assistono, nonché i principî di ragionevolezza e proporzionalità di cui dicevamo, segue poi una parte pratica laboratoriale gestita più direttamente dalla Dott.ssa Anna Maria Taroni. Il tutto coinvolgendo il più possibile i ragazzi e consentendogli di esprimersi e di riflettere sul loro vissuto alla luce delle nozioni acquisite.

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